"Qawem" is the Arabic word for "resist." It is from the root "q-w-m" meaning "to stand up" or "to rise up."

Why a Pro-Resistance Coalition? (Italian)

Dichiarazione di intenti

Coalizione pro-resistenza a sostegno della Palestina

Le persone di buona volonta sono state sconvolte dal recentissimo assalto genocida sionista a Gaza. Molti si sono sentiti impotenti e incapaci di incidere in modo significativo sulla situazione, ma hanno comunque usato i mezzi che avevano a disposizione per esprimere la loro indignazione. Dato che né il movimento contro la guerra né il movimento di solidarieta con la Palestina hanno sviluppato forme piu serie e articolate di opposizione, queste espressioni di dolore e di rabbia hanno seguito uno schema ormai logoro:

·               manifestazioni d’emergenza davanti al consolato “israeliano”
·               veglie a lume di candela per gli abitanti di Gaza
·               marce e manifestazioni di protesta

Con centinaia di persone assassinate nei primi giorni di bombardamento e quasi mille massacrate a tre settimane dall’inizio dell’offensiva, le proporzioni delle atrocita commesse dall’esercito sionista in Palestina hanno aggregato i diversi gruppi attorno al semplice appello a “porre fine al massacro a Gaza”.

Viste le forze che vengono attualmente organizzate negli Stati Uniti per mantenere in vita il progetto sionista, e comprensibile che le persone onestamente interessate alla ricerca di un modo per intervenire strategicamente dalla parte dei palestinesi vogliano vedere la coalizione piu ampia possibile aggregarsi attorno a obiettivi cruciali. Indipendentemente dalle differenze politiche, e per quanto divergenti possano essere gli obiettivi a lungo termine di queste forze, la crisi impone di promuovere l’azione piu ampia e immediata possibile per porre fine all’omicidio di massa in atto.

Mentre i sionisti continuano a superare sé stessi con azioni militari sempre piu brutali, l’unita indotta dalla crisi e stata di tanto in tanto capace di farsi sentire. Vengono immediatamente in mente le mobilitazioni di massa che si svolsero nel 2002 dopo il bombardamento di Jenin e nel 2006 durante la prolungata offensiva aerea contro il Libano.

Ma questa unita non solo non riesce a condurre a un’azione prolungata e piu seria, ma presenta fondamentali ostacoli alla lotta per la liberazione palestinese:

1)   la mancata denuncia e ripulsa del sionismo

2)   una scarsa fiducia nelle marce, nelle manifestazioni, nelle veglie e nelle proteste che non hanno alcun impatto

3)   un appello co-optato e pericoloso all’”unita” tra i sionisti colonizzatori e i palestinesi colonizzati

4)   una diffusione della resistenza attraverso l’incanalamento dell’opposizione in forme di protesta che di fatto non minacciano lo status-quo dell’occupazione e della guerra

1.  La mancata denuncia del sionismo

Ignorando le basi colonialiste e razziste del sionismo, la gente puo protestare contro i massacri continuando pero ad accettare tacitamente lo schema piu ampio della colonizzazione. Il messaggio che sta alla radice di queste azioni pare denunciare il modo in cui Israele opprime i palestinesi (con violenza “sproporzionata”) pur accettando tacitamente il razzismo, il colonialismo e la violenza impliciti nell’esistenza stessa di “Israele”.

Mentre la violenza dei “massacri” diventa l’oggetto esclusivo della protesta, la violenza dell’insediamento e dell’occupazione coloniale puo essere descritta come “pace”. Questa si presta a essere un’ulteriore arma nell’arsenale propagandistico sionista: la resistenza palestinese contro la violenza ordinaria e quotidiana dell’oppressione coloniale puo essere presentata come “provocazione”, e la violenza sionista come “ritorsione”.

La mancata denuncia del sionismo in sé significa anche che i sionisti che obiettano solo alle pratiche piu estreme di aggressione vengono tollerati all’interno di un movimento che dovrebbe essere guidato esclusivamente da chi sta combattendo contro l’oppressione sionista.

2.  Manifestazioni, marce, proteste

Proteste, marce e manifestazioni possono essere efficaci quando rientrano in una piu ampia strategia di costruzione e di esercizio del potere. Cio puo avvenire quando i movimenti hanno una base forte e visioni chiaramente articolate. Se un sindacato pensa di ricorrere all’arma dello sciopero per far valere le proprie rivendicazioni, una manifestazione di massa di tutti i lavoratori rappresenta una minaccia diretta nei confronti della dirigenza. Il milione di persone che in Libano e sceso in piazza per manifestare contro l’intervento straniero mirato a disarmare l’Hezbollah e bastato a mandare all’aria vari piani della NATO. In entrambi i casi, il significato tattico delle manifestazioni e delle proteste e un’implicita minaccia: c’e un passo successivo alle manifestazioni di protesta, una minaccia che i potenti non possono ignorare.

Nei movimenti contro la guerra e di solidarieta con la Palestina non c’e nessun passo successivo alle marce e alle manifestazioni, ci sono solo altre marce e altre manifestazioni. Tipicamente queste iniziative assumono grandi dimensioni, poi si assottigliano in marce e manifestazioni piu piccole e poi crescono nuovamente quando si presenta la crisi successiva.

Limitarsi alle marce e alle manifestazioni significa non riuscire a:

1) mandare un chiaro messaggio di sostegno alla lotta palestinese per la liberazione attraverso una resistenza attiva

2) avere un impatto tattico immediato sulla macchina del genocidio e della guerra nei luoghi in cui viviamo

3) diventare il trampolino di lancio per iniziative piu serie e prolungate.

Tutto cio e almeno in parte una conseguenza delle forze politiche che prendono parte alle attuali grandi coalizioni.

3.  Unita tra chi? 

L’”Unita” in questo caso non e semplicemente l’unita tra forze piu o meno radicali o diverse forze sociali con limitati obiettivi condivisi. Dato che l’unita si costituisce attorno all’appello a “porre fine al massacro”, essa tende a includere gruppi organizzati il cui interesse fondamentale e costituito dal mantenimento dello stato di “Israele”. Tende a trattarsi di gruppi secondo i quali i massacri sono una cattiva idea dal punto di vista tattico (un vero incubo propagandistico). Per questi gruppi e importante mantenere l’appoggio a “Israele” pur continuando a obiettare al “ciclo di violenza” e a promuovere un maggiore “dialogo”.

Nella situazione in cui ci troviamo, questi gruppi comprendono persone che sono legate all’Autorita Palestinese. L’Autorita Palestinese esiste per amministrare l’occupazione e si sta ora preparando a raccogliere i frutti del recente assalto su Gaza. Sono complici di questo tentativo sionista e spalleggiato dagli Stati Uniti di distruggere la resistenza. Hanno incarcerato e torturato membri della resistenza. Hanno ricevuto armi e addestramento dagli “USA” promettendo di non usarli contro gli invasori sionisti, vale a dire esclusivamente contro palestinesi. Abbas ha preparato un governo d’emergenza per assumere il controllo di Gaza quando l’assalto sionista avra fine. Coloro che sono legati all’Autorita Palestinese necessitano di una specie di palco dal quale proclamare pubblicamente la loro opposizione all’attacco, e la loro condanna degli attacchi “israeliani” contro Gaza li mantiene legittimi, ma non li rende implicitamente pro-resistenza o pro-liberazione palestinese.

E divenuto chiaro che l’”unita” in questo contesto include forze che si oppongono alla resistenza a Gaza e a una reale liberazione dei palestinesi. In una simile coalizione, e piu probabile che questi gruppi abbiano le risorse e le infrastrutture organizzative che servono a porli in una condizione molto migliore per proiettare il messaggio di azione collettiva.

Il nucleo fondamentale dell’attivita politica e stato costituito da manifestazioni simboliche in grado di mandare un messaggio politico. Quel messaggio non riesce ad articolare un chiaro e inequivocabile sostegno alla resistenza palestinese, in questo caso alla resistenza militare a Gaza. Queste pericolose omissioni negano il significato che una tale azione potrebbe avere. Si tratta di un fallimento cruciale: il sostegno politico alla legittimita della resistenza e la sola e piu importante richiesta fatta dalla resistenza di Gaza alla comunita internazionale.

4.  Impatto: diffondere la resistenza

Le mobilitazioni di massa hanno in sé la potenzialita di disgregare la macchina della guerra e degli affari.

Si potrebbe simpatizzare di piu con limitati appelli alla protesta al fine di massimizzare i numeri se quei numeri venissero mobilitati ostacolare in qualche modo l’infrastruttura dell’omicidio di massa. In sei anni di attivismo organizzato contro la guerra in Iraq, questo obiettivo non si e cristallizzato. Tutti i tentativi di ostacolare la guerra imperialista in Iraq si sono limitati a piccoli gruppi in pochi luoghi.

Qui, ancora una volta, e possibile vedere come le organizzazioni coinvolte nell’attivita di un’ampia coalizione abbiano lavorato per mantenere le azioni contro la guerra su un terreno sicuro e inoffensivo per la guerra stessa. Cio riguarda gruppi che hanno agito come appendici del Partito Democratico e che hanno usato le manifestazioni di protesta come un’ennesima occasione di auto-promozione e a scopi elettorali. Alla base delle loro proteste non c’e il sostegno alla lotta per la liberta e alla resistenza araba, ma l’avanzamento delle loro fortune economiche e politiche. Tra i tipi di coalizione che partecipano alla promozione di un attivismo sostenibile ed effettivo ci sono partiti di sinistra che hanno usato le manifestazioni soprattutto a scopo di reclutamento.

Questi tipi di coalizione diffondono la resistenza convogliando le proteste contro i massacri in modo che queste proteste non intralcino le guerre. Queste coalizioni e le loro manifestazioni offrono alle persone che provano “disagio” nei confronti dei massacri la possibilita di esprimere questo disagio. Il fatto che non si vada oltre, organizzando o sostenendo efficacemente la resistenza, mette queste proteste al centro della coscienza dei manifestanti. E piu una questione di ansie ed emozioni dei manifestanti che di impedire a istituzioni e stati violenti di perpetrare la carneficina contro la quale si protesta.

Le marce e le manifestazioni, se non altro, potrebbero essere un modo per coinvolgere persone nuove in un movimento con obiettivi strategici. E diverso dal semplice reclutamento in organizzazioni e partiti esistenti: richiede la creazione di iniziative credibili da parte di gruppi e singoli individui con obiettivi condivisi che ci permettano di esercitare il potere.

Cosa possiamo fare

Tali iniziative strategiche non nasceranno da un’attivita di coalizione con le forze appena citate. I sionisti hanno lunghi trascorsi in fatto di coinvolgimento nell’attivita “pro- Palestina” al fine di impedire alla solidarieta per la Palestina di avere un impatto reale. I liberal-democratici hanno lavorato strenuamente per far si che il movimento contro la guerra non organizzasse manifestazioni che potessero nuocere agli interessi dei bellicisti del Partito Democratico (Kerry nel 2004; Obama nel 2008).

Malgrado questi ostacoli ideologici e strutturali, abbiamo la necessita di costruire coalizioni. In quelle coalizioni dobbiamo promuovere serie discussioni strategiche, e da quelle discussioni strategiche elaborare iniziative con obiettivi sia a breve termine che a lungo termine. Queste iniziative non possono essere promosse da un solo gruppo, devono appartenere a un movimento piu ampio. 

1) Ci serve una coalizione che sia al contempo anti-sionista e pro-resistenza. Ogni iniziativa o azione strategica immediata da noi concepita dev’essere guidata da chi condivide il consenso sul fatto che i palestinesi hanno il diritto di rivendicare tutto il loro territorio storico con tutti i mezzi necessari.

2) Ci serve una coalizione che appoggi non solo principi radicali, ma azioni radicali. Una simile coalizione deve essere disposta a cercare modalita di intervento tattico e ad andare oltre il solito schema di proteste e manifestazioni.

3) Con tale coalizione dobbiamo stabilire obiettivi a breve e a lungo termine e costruire l’infrastruttura del movimento che ci permetta di conseguirli.

La Coalizione Qawem si e riunita per promuovere i seguenti obiettivi:

Sostenere la resistenza nella sua lotta per liberare tutta la Palestina storica

Fornire alla Palestina un aiuto svincolato dalle organizzazioni e dai partiti politici il cui obiettivo primario e minare il sostegno alla resistenza

Porre fine a tutti gli aiuti degli “USA” a “Israele”: militari, economici e politici

Combattere il colonialismo e l’imperialismo degli “USA” nei luoghi in cui viviamo

Se siete interessati ad aderire alla coalizione Qawem (qawemcoalition.org), vi preghiamo di scriverci a qawem@riseup.net.

PALESTINA LIBERA!!!

Tradotto da Tlaxcala, sostenitore della Qawem Coalition.